Allarme psicologi: la ‘selfite’ è una vera malattia

A lanciare l’allarme sono stati proprio gli psicologi che hanno spiegato come la mania dei selfie porti molta gente alla follia. La cosiddetta ‘selfite’ infatti è considerata una patologia da cui è difficile guarire. 

A dimostrarlo alcuni psicologi della Nottingham Trent University e della Thiagarajar School of Management in India, che in uno studio pubblicato sull’International Journal of Mental Health and Addiction, hanno esaminato il fenomeno scoprendo che non solo esiste ma ci sono tre categorie:

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1: La selfite cronica:

La selfite cronica viene diagnosticata quando in una persona viene diagnosticato un incontrollabile bisogno di scattare foto a sé stessi, 24 ore su 24, postandole su Facebook e Instagram più di sei volte al giorno e aspettando che arrivino i commenti e i like. Su Facebook, da quando ci sono le emozioni, oltre i like, queste persone stanno ancora peggio, perchè non solo aspettano il gradimento ma sperano sia anche con un cuore.

2: La selfite acuta:

La selfite acuta viene diagnosticata quando le persone tendono a farsi moltissimi autoscatti tutti simili e che poi pubblicano dicendo che sono diversi in realtà. E’ una fase in cui la persona soffre quasi a non pubblicare nulla, sente per forza il bisogno di farlo e dopo che lo ha fatto ha bisogno di rifarlo ancora. Per arrivare a questa classificazione è stato svolto anche un sondaggio su 400 persone in India, Paese che ha molti utenti Facebook e che ha il più alto numero di morti correlate a selfie «pericolosi».

3: La selfite borderline:

La selfite borderline viene diagnosticata quando una persona durante il giorno sente un irrefrenabile bisogno di fare selfie, anche senza poi necessariamente pubblicarli tutti. Comunque sia, si tratta di una malattia che fa male e infastidisce anche la gente che è intorno alla persona affetta da questa patologia psicotica.

Allarme psicologi: la 'selfite' è una vera malattia

“Questa ricerca ha validato il concetto di selfite e fornisce dati di riferimento per altri ricercatori per indagare il concetto in modo più approfondito e in diversi contesti”, ha spiegato Mark Griffiths, tra gli autori della pubblicazione. Inoltre per capire se si è dipendenti da selfie, la ricerca ha creato un questionario di autovalutazione in 20 domande da somministrare e da usare come campione di indagine. Si è a rischio se “fare selfie mi fa stare meglio”, “riduce lo stress”, “aumenta la mia autostima”, “mi fa sentire più popolare”, “più positivo”, “migliora il mio umore all’istante”. E ancora: la selfite colpisce chi posta con frequenza con l’obiettivo di ottenere like, oppure modifica le foto per apparire migliore degli altri, si aspetta l’apprezzamento degli amici e si sente rifiutato quando non arriva.

Author: SDS

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