Dal 2019 fino a 300 euro in meno sulla pensione

Chi andrà in pensione nel 2019 dovrà fare i conti con una diminuzione sulla busta mensile. Assegni più leggeri per chi smetterà di lavorare dal prossimo 2019. si prevedono fino a 300 euro in meno, mediamente, si parla di oltre l’1% in meno rispetto a chi ci è già andato negli anni precedenti.

Nel 2019 per la pensione di vecchiaia, ad esempio, si raggiungerà solo a 67 anni, con coefficiente 5,604% mentre oggi si raggiunge a 66 anni e 7 mesi, con coefficiente 5,169%. Si lavorerà cinque mesi in più e il montante contributivo sarà più elevato, ma al contempo si prenderà il primo assegno previdenziale più tardi e con un coefficiente più basso. Anche questo è uno deo tanti effetti sulla legge Fornero, questo per via dell’innalzamento dell’età pensionabile, dovuta ad un miglioramento dello stile di vita. Tuttavia il nuovo Governo, appena insediato, vuole cambiare e smontare del tutto questa legge per permettere ai pensionati di poter vivere meglio, stiamo parlando soprattutto di quelli che percepiscono già un basso assegno mensile. Ma tornando a questa attuale riforma cerchiamo di capire meglio come funziona e chi percepirà oltre 300 euro in meno sulla busta.

Per prima cosa, va ricordato che la riforma del 2011 prevede che per rendere sostenibile il sistema debbano variare a scadenze fisse, oltre all’età del ritiro, anche i parametri alla base della formula che serve a calcolare la pensione sulla base dei contributi versati. Chiaramente a danno del pensionando che, vivendo di più, si appresta a percepire più assegni. Il meccanismo riguarda solamente la parte contributiva della pensione: per chi aveva 18 anni di contributi versati alla fine del 1995, la quota contributiva riguarda gli anni lavorati dal 2012, mentre per gli altri si applica agli anni di contributi dal 1996 in poi.

Il periodo di pensionamento considerato va dai 57 a 70 anni, ma il prospetto valido dal prossimo anno porterà a considerare dai 57 ai 71 anni. Tutti i dati sono visibili già nella Gazzetta ufficiale. Riguardo ai 300 euro in meno al mese, però ricordiamo che riguarderanno solo quelle fasce con le cosiddette pensioni d’oro, appunto già elevate, che non dovrebbero risentirne molto. Insomma, non ci sono buonissime notizie sul fronte pensionistico in questo periodo salvo per i ciechi, che avranno un incremento sulla pensione.

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A tali lavoratori viene riconosciuto, a richiesta, l’incremento dell’età anagrafica a cui applicare il coefficiente di trasformazione per il calcolo della quota di pensione nel sistema contributivo (art. 1, comma 6, della legge 8 agosto 1995, n. 335). Pertanto, per i trattamenti pensionistici dei lavoratori non vedenti con decorrenza dal 1° gennaio 2017, il coefficiente di trasformazione del montante contributivo che deve essere calcolato aggiungendo all’età posseduta al momento della decorrenza della pensione, 4 mesi per ogni anno di servizio effettivamente svolto nella condizione di privo di vista. Tale maggiorazione deve essere attribuita per i soli periodi che concorrono alla determinazione della quota contributiva. Per saperne di più cliccare sull’informativa dell’Inps: qui

Author: SDS

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